Il 23 febbraio u.s. si è tenuto presso il nostro Educandato l’incontro di preparazione delle Convittiadi 2019, cui hanno preso parte gli educatori rappresentanti dei vari Convitti ed Educandati coinvolti.  È in questa occasione che abbiamo avuto l’onore di incontrare Davide Mazzanti, il noto allenatore della Nazionale Italiana di Pallavolo. Lo abbiamo invitato a raccontarci la sua esperienza di uomo e di sportivo, e in che modo nella sua vita ha avuto modo di sperimentare il valore educativo dello sport, sia come giocatore, sia, soprattutto, come allenatore. Con parole semplici, ma piene di saggezza, quella vera, di certo non determinata da un’educazione astratta e libresca, ma da una vita vissuta con intensità, Davide, rispondendo con puntualità e precisione alle domande che i nostri ragazzi presenti gli hanno posto, ci ha raccontato il suo percorso di vita e come è arrivato ad essere l’uomo e l’allenatore di successo che è oggi. Del suo racconto ci ha colpito innanzitutto questo: il valore e l’importanza che, per la sua crescita, hanno avuto per lui certi incontri, che lo hanno segnato e aiutato a crescere, in primis l’incontro con la sua insegnante di italiano delle scuole professionali, che lui, come scriveva in un tema, aveva scelto perché erano le scuole per gli “incapaci”; l’insegnante, dopo aver letto il suo tema, ha voluto subito, intelligentemente, liberarlo dal fardello di questo pregiudizio, facendogli capire che, appunto di un pregiudizio, si trattava, riuscendo così a ridargli fiducia in se stesso. Questa lezione, abbiamo capito, è stata decisiva per lui, non solo per la sua vita personale, (dopo la scuola professionale ha deciso, infatti, di ‘fare il salto’ e di iscriversi a ingegneria, ma poi l’incontro affascinante con un allenatore lo ha spinto verso la facoltà di scienze motorie), ma anche per la sua carriera di allenatore sportivo, perché essa ha determinato un modo ‘diverso’ e libero di guardare agli altri e al loro talento, un modo personale e originale, privo di pregiudizi, teso a valorizzare e non “a bastonare”, come Davide stesso ha testimoniato, rispondendo alle domande successive. “Campioni si nasce”, gli diceva la sua mamma, per cercare di distoglierlo dalle sue giovanili e forse un po’ ingenue ansie di successo, ma il significato vero di queste parole, Davide lo ha colto grazie a quello sguardo nuovo cui si accennava poc’anzi, e germinato in lui in seguito all’incontro con la professoressa, e cioè che davvero “ognuno di noi nasce campione”, basta solo saper guardare l’altro senza precomprensioni, aiutandolo a sviluppare le sue capacità e  potenzialità in qualunque direzione portino. Questo ci è sembrato il fil rouge della testimonianza di Davide, ed anche ciò a cui lui stesso attribuisce il suo attuale successo di allenatore sportivo. Ed è una grande lezione per noi che, a vario titolo, come insegnanti, educatori e genitori, siamo impegnati ad aiutare gli altri a crescere, e che spesso soccombiamo alla tentazione di imporre dei modelli prefabbricati che schiacciano e annichiliscono, invece di cercare di promuovere e valorizzare, come ha testimoniato ancora Davide, parlando della sua attività di allenatore: è importante, diceva, avere uno stile proprio, perché non c’è uno stile più vincente di un altro, mentre spesso siamo tentati di assomigliare a un modello che ci snatura e ci soffoca come un abito stretto.

Jole Bassi